Thursday, August 01, 2013

CAHIERS DE FRANCE (14) - LE VEILLEUR ASSIS

Une entrée, un plat, fromage et dessert. Come dire: primo, secondo, formaggio e dolce, solo che qui, da queste parti, il primo non ce l'hanno mai e quindi devono sempre inventarsi un modo per cominciare a mangiare. L'entrée di oggi, ad Arles, é un'improbabile salade tomato et mozza, molto più lontana da una caprese di quanto disti il confine di stato da qui. E infatti neppure Alain ce la fa a mangiarla tutta, lascia il piatto a metà e passa direttamente al riso alla spagnola, una sorta di paella molto più riuscita della portata precedente e che dice tutto di quell’anima che i camarguéns sentono sempre divisa tra la voglia d’essere un po’ spagnoli e un po' francesi. Arrivato ai formaggi, allora sì che un francese potrebbe avere qualcosa da dire di suo, se è vero che Winston Churchill avrebbe salvato questo paese durante la seconda guerra mondiale anche solo per questo. Ma Alain non ce la fa, smette di mangiare e si volta, ha troppa voglia di parlare. “Italiens?”: sì, certo che lo siamo - italiani - lo capite subito anche dall’accento con cui tento ogni volta di parlare il più correttamente possibile la vostra lingua. E non importa se la mia conversazione non riesce a reggere la sua: ad Alain va bene così, che lo si stia anche semplicemente ad ascoltare. “Le cose vanno male qui da noi – ci dice – con il governo Hollande c’è sempre più immoralità e il paese va giù, sempre più giù”, aggiunge, accompagnando le parole con un’eloquente gesto della mano. Alain vive a Bordeaux e fa il commesso viaggiatore. Trent’anni da sottufficiale dell’aeronautica francese, poi, per qualche motivo che non ha voglia di spiegare, ecco arrivare il benservito e via ad inventarsi un nuovo mestiere, con moglie e tre figli grandi da mantenere. “Quando sono riuscito a riprendere il lavoro, il mio salario era più basso del 35%”, ci dice con un sorriso. E racconta di una vita dura: su e giù per il paese, dal lunedì al venerdì, a casa solo per il weekend, ogni giorno un albergo diverso. Lo sguardo, per un attimo si fa triste: non c'è niente da fare, chi viaggia per lavoro non è mai felice. Un senso di libertà e d'indipendenza che non valgono mai il prezzo degli affetti che abitano sulla strada che porta verso casa. “Domattina colazione alle sette e alle otto partenza, via verso Tolone, - aggiunge con una smorfia del viso - il y a toujours le bouchon à Toulon, c’è sempre coda per entrare in città”. “Ah, ma poi vado a prendere mia moglie e ce ne andiamo in vacanza pure noi, verso Gap e la Durance, conoscete la Durance? E' una bellissima regione ed io e mia moglie abbiamo bisogno di calma, lei ha un tumore, la radioterapia, la chemioterapia, vous savez...”. Sì lo sappiamo Alain, lo sappiamo bene. “Che mestiere fate?”, chiede a me ed a mia moglie. Io faccio il medico in ospedale - gli rispondo - e mia moglie l’infermiera, lavora in oncologia. “L’avevo capito…”, aggiunge lui. E come avevi fatto a capirlo, Alain? Noi avevamo provato soltanto ad ascoltarti, col nostro francese sgrammaticato e arrugginito, senza riuscire ad aggiungere parole adeguate, ma solo qualche sorriso abbozzato qua e là, di fronte a tutta la tua vita raccontata in un istante.
Andiamo a prendere il formaggio ed il dessert, adesso sì, forse possiamo pure riprendere a mangiare. Alain si alza, viene a servirsi con noi al buffet. Ripenso a quelle sue parole sull’immoralità del paese, che scivola sempre più giù. Nessuna supponenza, nessuna grandeur, francesi o italiani non fa nessuna differenza se ciò che ti accomuna è il desiderio di verità e bellezza. Quando lo vediamo in piedi, all’improvviso sembra uno di loro: les veilleurs debout che hanno riempito le piazze di Parigi con la loro speranza in un mondo migliore: “Reprends courage, l’espérance est un trésor / meme le plus noir nuage, à toujours se frange d’or”. Alain che, da seduto, ci ha raccontato del suo lavoro, tutti e giorni in auto sulle strade di Francia, dei suoi figli e di sua moglie ammalata di tumore. Alain che, in piedi, ci ha salutato col sorriso. Il sorriso della speranza, che non ha ancora smesso di far battere il suo cuore.

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